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I recenti ritrovamenti, dopo quelli assai consistenti, ma in gran parte andati distrutti di, cent’anni fa, in località “Castél”, specie di promontorio roccioso che si protende sopra la Valle del Serio, testimoniano la presenza di nuclei abitati e di attività connesse (lavorazione dell’argilla e dei metalli, scambi commerciali, etc.) fin da più di 3000 anni fa. Il vasto altopiano, in celtico “pa-ar” ossia grande campo, in soleggiata posizione sulla destra del fiume Serio, ha alle spalle le cime arrotondate e maestose del Vaccaro, della Forcella e le ariose distese prative del Monte Trevaso e di Monte Alino, disseminate di cascine, di piccole macchie di bosco, di vallette scoscese. Accanto ai nuclei originari di Parre di sopra e di Parre di sotto, il paese si è allargato inglobando quasi tutte quelle zone come Campella, Costa Erta, Valzella, per secoli destinate all’agricoltura. In questi ultimi anni una più diffusa sensibilità e una più matura consapevolezza hanno suggerito anche nel settore edilizio interventi razionali di restauro e di conservazione di beni ambientali, naturali e storici. Così è possibile ancora ammirare case antiche con possenti muri in pietra, bei loggiati, finestrelle, colonne ed archi, come quella dei Cominelli a Parre sotto, dove sono ancora visibili gli stemmi della famiglia Belleboni-Baroni, da cui ebbe origine il casato dei Von Paar, principi di Stiria (Austria) o come quelle accanto all’arco di S. Cristoforo o di Via Tiraboschi, che offrono scorci pittoreschi ai visitatori attenti. Sopra il paese, immerso nel verde intatto dei boschi, il Santuario della S.S. Trinità con un elegante ampio loggiato cinquecentesco, meta ideale di tranquille passeggiate, offre uno stupendo panorama della zona; al suo interno i resti di pregevoli affreschi della metà del ‘500, epoca in cui la chiesa venne completamente rifatta. Altra rustica suggestiva chiesetta (del 1600), dedicata a Sant’Antonio, è situata tra i prati di Monte Alino. Strade carrozzabili, mulattiere e sentieri tra boschi cedui e, più in alto, tra abetaie e pascoli, conducono ai cascinali sparsi, agli alti pascoli e poi alle cime di Vaccaro, di Monte Secco, di Fop. A chi si avventura fin lassù in giornate serene è offerto uno spettacolo grandioso: un susseguirsi di monti, di vette, di vallate, fino alle nevi dell’Ortles-Adamello da un lato e del Bernina e del Monte Rosa dall’altro. Sul Vaccaro il nuovo “Rifugio”, costruito sulle rovine di una baita dallo sforzo congiunto di appassionati e del Comune, offre montanara ospitalità agli escursionisti. Per una radicata tradizione della terra bergamasca secondo cui è nella propria Chiesa che si manifesta maggiormente l’amore di un popolo per il bello, la Parrocchiale, che domina le case di Parre con la sua sobria mole e con il maestoso campanile, è l’edificio più ricco di arte e di storia. Della fondazione della parrocchia dedicata a S. Pietro non si hanno ancora notizie sicure, ma pare si debba far risalire alla fine del 1100, anche se una cappella doveva già esistere secoli prima. L’edificio ha subito parecchie trasformazioni all’interno e all’esterno (già una torre con campane era stata sistemata nel 1558) con interventi sia conservativi sia a volte radicalmente innovativi che risentivano del clima culturale delle varie epoche, per iniziativa dei Parroci e del Comune che ebbe per secoli lo “ius patronatus” sulla Chiesa. La struttura attuale nel suo complesso risale al 1723. All’esterno l’aspetto è maestoso, con un ampio portico che circonda l’edificio sui tre lati: da notare i portali in pietra arenaria, del 500, recuperati ed incorporati nell’edificio settecentesco. L’interno, a una sola navata, è fastosamente ornato con stucchi e pitture murali, in cui prevalgono toni chiari. “Al centro del presbiterio è collocato l’altare maggiore, pregevole opera del Fantoni, in marmi preziosi e lapislazzuli, con angeli adoranti e finissima medaglia al paliotto”. Sopra il coro con stalli, putti, decorazioni, tutto in legno, opera fantoniana, nella “cornice marmorea” sempre della scuola dei Fantoni, spicca l’opera più preziosa della Chiesa: la grande pala (m. 2,90 x 1.50) di G. Battista Moroni, l’illustre pittore albinese, il quale, nel contratto ancora conservato presso l’archivio parrocchiale, dichiarava: “mi obbligo a far una Ancona di figure n. cinque o più secondo che parera a mi... il tutto fatto in laudabil forma". E forma mirabile hanno davvero la Madonna con il Bambino e i Santi Paolo, Pietro e Giovanni con quell’angioletto gioioso sospeso in una nuvola di leggerissimi veli. Opere fantoniane sono ancora la balaustra dell’abside, il gruppo di Cristo morto, due statue all’altare dell’Addolorata, la statua lignea della Madonna del Rosario. Agli altari laterali ed in sacrestia tele ed affreschi di altri grandi maestri come il Salmeggia, il Ceresa, G.P. Cavagna, A. Cifrondi; di G. Mazza l’affresco sopra la porta principale. Più recenti altre pitture e la Via Crucis in legno del nativo Andrea Cossali. Molto ammirati sono pure: un grande ostensorio a raggiera d’argento con doratura, del ‘700, alcuni piatti di stagno cesellati e a sbalzo (1500), una croce di altare in legno rivestito di madreperla, stendardi, preziosi paramenti etc. Maestoso l’organo con cantorie, un Serassi del 1813 più volte restaurato. Da una porta laterale, accanto al Battistero, si accede alla Cappella della Vergine di Lourdes, costruita negli anni Venti. Nella cappella di S. Rocco (Parre inferiore) sono da notare l’affresco cinquecentesco, la pala dell’altare maggiore coi Santi Rocco e Sebastiano, commissionata da Vincenzo Mutti e compagni nel ‘600 e altre tele recentemente restaurate dei due altari laterali. Il piccolo organo meccanico, attualmente in disuso, è un Serassi della fine del ‘700.
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